Le bolle dell’osmosi

Passo per passo ecco come avere di nuovo una carena perfetta

La vetroresina è un materiale eccezionale. Nei primi 10-20 anni del suo impiego – quando era ancora “giovane” – non ci furono problemi né di osmosi né di delaminazione. Insomma, chi lavorava la vetroresina, seppur neofita, rispettava protocolli e procedure e la qualità del poliestere e del vetro era fuori discussione.

Poi … sappiamo come sono andate le cose: abbattimento dei costi, concorrenza, sconti, etc . Per fare un esempio che esula dalla nautica: la nostra industria automobilistica, prima della guerra, produceva auto che non arrugginivano; dagli anni 50′ in poi, la ruggine è diventata un accessorio “gratuito” e irrinunciabile.

Tra gli anni 70′ e 80′, quasi come un inarrestabile crescendo rossiniano, nelle barche di vetroresina appare l’osmosi.

Ne abbiamo già parlato anche sulle pagine di questa rivista (si veda Arte Navale n. 42). Ora ci preme sottolineare come riparare queste bolle, che talvolta raggiungono misure inquietanti e si diffondono per tutta la carena. La carena, anche se già piallata o discata, è indispensabile che sia anche sabbiata. Il poliestere degradato, che non ha più le peculiarità strutturali che lo legano al vetro, risulta molliccio o mieloso. La sabbiatura, “picchiando” in modo puntiforme, lo rimuove rompendo il tessuto di vetro che non ha più protezione; in questo modo si crea un cratere, “sano e bello”. Il cratere, quando il diametro supera la dimensione di una piccola noce, è bene non sia colmato da stucco. Questo infatti, per quanto valido, ha una funzione estetica. Deve invece essere riempito con resina epossidica C-Systems 10 10 CFS additivata con microfibre minerali. Colmando così lo spazio, conferiamo a questa prima pareggiatura tutte le qualità fisiche di un materiale “fibrato” com’era la nostra vetroresina originale.

Il C-Systems 10 10 CFS (che non contiene solventi) è qualitativamente e meccanicamente superiore al poliestere: è più elastico, ha maggior potere di adesività e di resistenza alla fatica. Le microfibre minerali gli danno la struttura simile al tessuto.

Si procede quindi alla spianatura di queste toppe, poi si passa alla prima mano di C-Systems 10 10 CFS e alla stuccatura estetica per avere nuovamente la carena liscia e filante. Segue l’ulteriore applicazione di 10 10 CFS, additivato con A20 o in alternativa con A30, per esaltarne le caratteristiche di spessore e di resistenza all’umidità. Trattamenti eseguiti 10 anni fa, rispettando queste semplici regole, hanno risolto definitivamente i problemi di osmosi.