Il bulbo questo sconosciuto

Articolo n°45 – Arte Navale n°86 febbraio/marzo 2015

La barca, la nostra, è sempre in movimento.

Quando non si dondola pacifica nella caletta o nella sicurezza del suo approdo è in movimento nella nostra mente per i ricordi delle rotte fatte insieme, con mari belli e meno belli.

La sua forma perfetta è anche quella meccanica e per le barche a vela, come abbiamo visto nel precedente numero della rivista, è la sistemazione in tutta sicurezza  anche del bulbo.

Ci sono stati casi, anche recenti, in cui il bulbo, a cui si dà poca importanza, ha creato situazioni di panico e pericolo sia per la barca e soprattutto per l’equipaggio.

Diciamolo francamente: alcuni bulbi si sono staccati come dentini da latte che tentennano in un bambino di 5 anni!

Vere e proprie tragedie per chi le ha vissute e viste.

Quello che balza agli occhi è che un tempo i fattori di sicurezza adottati e rispettati da tutti si rifacevano ai cantieri costruttori famosi, alle richieste dei vari Registri (quelli seri) congiunte con l’integrazione dell’artigiano che sapeva il proprio mestiere e lo metteva in pratica con soddisfazione e responsabilità.

E’ anche vero che prima dei bulbi, le chiglie lunghe – da tanti ancora preferite proprio per la sicurezza e il minore pescaggio, la facevano da padrone . I “momenti” di leva che esercitavano sulla struttura della barca erano limitati. Per di più i bulloni di tenuta erano cacciati profondamente nella zavorra e i dadi che la tenevano erano serrati con forza su rinforzi in legno spessi almeno una decina di centimetri.

Poi la “nouvelle vague” della semplicità ha cominciato a “rosicare” le distanze che vanno dalla testa del bullone al dado che viene serrato, riducendole al minimo, fino alla “stolta illuminazione della semplicità”, precisamente quella di metterli addirittura a lato del madiere perché la “scuola di pensiero irresponsabile” afferma che il bulbo deve essere con giuntura elastica. Oppure rappresentava solo un minor costo e il madiere, già esiguo non veniva interrotto dal foro dello spessore del bullone?

Anche i tiranti del bulbo montati in parallelo sono, a mio avviso, ma avvalorato da test di resistenze meccaniche, un’altra leggerezza. Meglio avere il posizionamento alternato a X, proprio per la migliore ripartizione dello sforzo.

Questo è avvenuto soprattutto per le barche in vetroresina, quelle in grande serie ma anche questo materiale fantastico ha le sue regole che vanno rispettate.

Per saperne di più: www.cecchi.it

Didascalie:

Foto 1-2-3 Sentina, fori del bulbo, foto ravvicinata con i fori in parallelo tutti fuori dal madiere e foto del dado con riparella “mini” e naturalmente fuori dal madiere.

Foto 4 Carena con collare di vetroresina integrata allo scafo. Saggia scelta.

Foto 5 Bulbo smontato. La lunghezza dei prigionieri non è delle più rassicuranti.

Foto 6-7 Madieri e distanza tra spessore interno carena e madiere. Mettere un massello di iroko, teak o rovere appoggiato su un letto di 10 10 CFS e Microfiller Powder come illustrato nella prima parte del precedente numero.

Foto prodotti 10 10 CFS e Microfiller Powder.